In Fisco

Giudice di Pace, competenze raddoppiate. Tra semplificazione e nuovi rischi per la giustizia civile con la “nuova intimazione di pagamento”

Dal 30 giugno 2026 ( in origine 31.10.2025) cambiano le regole del gioco per il Giudice di Pace, primo presidio di giustizia per i cittadini.
Con la riforma Cartabia, entrano in vigore nuovi limiti di valore per le cause civili.

  • fino a 30.000 euro per le controversie sui beni mobili (oggi 10.000);
  • fino a 50.000 euro per i risarcimenti danni da circolazione di veicoli e natanti (oggi 25.000).

Un salto notevole, che intende alleggerire il carico dei tribunali ordinari e rendere più “vicina” la giustizia civile. Ma il provvedimento apre anche interrogativi su risorse, competenze e soprattutto garanzie per i cittadini.

Un passo verso una giustizia più veloce che potrebbe essere vanificato dagli esigui investimenti

L’idea di fondo è evidente, spostare una parte consistente delle liti minori, oggi trattate nei tribunali, davanti al Giudice di Pace, con procedimenti quindi più semplici e tempi decisamente ridotti.
È una delle linee guida della riforma Cartabia, che punta a modernizzare il sistema giudiziario e a migliorare gli standard europei di efficienza.

Nelle intenzioni del legislatore, si tratta di una scelta necessaria, che intende valorizzare la giustizia di prossimità, riducendo la distanza tra cittadino e istituzioni. Tuttavia, il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità dello Stato di rafforzare gli uffici dei giudici onorari, spesso già oggi in difficoltà per mancanza di personale e strumenti, e già oberati di pratiche.

Il DDL 978 e la “nuova intimazione di pagamento” quale corollario della riforma Cartabia

A completare il quadro è in dirittura di arrivo il disegno di legge n. 978, attualmente in discussione al Senato.
Il testo, firmato dalla senatrice Erika Stefani (Lega), introduce un nuovo istituto nel Codice di procedura civile, l’“intimazione di pagamento”.

Attraverso questo nuovo istituto, in pratica, l’avvocato del creditore, nei limiti di valore di competenza del Giudice di Pace, (oggi rivalutati come già visto), potrà emettere direttamente un atto di intimazione, ordinando al debitore di pagare entro quaranta giorni. Se il debitore non reagisce o non propone opposizione, l’atto potrà diventare titolo esecutivo.

L’obiettivo è di snellire la fase del recupero crediti, riducendo l’intervento del giudice solo ai casi di opposizione. Il disegno di legge di riforma affida quindi agli avvocati una funzione inedita, e cioè quella di emettere un provvedimento che, pur restando “di parte”, produce effetti tipici di un atto giudiziario, senza però esserci un atto giudiziario terzo. Proprio per questa “forzatura”, il DDL prevede responsabilità civile e disciplinare per i legali che agiscano senza rispettare i requisiti previsti, ma chissà quanto queste potranno risultare efficaci per un corretto allineamento della procedura.

Vantaggi evidenti, ma anche rischi reali

Sul piano pratico, le novità potrebbero favorire la rapidità delle decisioni e ridurre l’arretrato giudiziario. Renderebbero giustizia per crediti non riscossi nel sistema commerciale, e non sono pochi, migliorando i tempi di riscossione e facilitando le procedure.  Ma, come spesso capita nei cambiamenti radicali, non mancano le perplessità, soprattutto se il nuovo sistema non trova momenti di allineamento e formazione, per una corretta esecuzione della procedura basata su evidenti e inopinabili requisiti. Da un lato quindi, l’innalzamento delle soglie di valore comporta per i giudici onorari un carico di cause più complesso, senza un corrispondente potenziamento di mezzi e formazione. Dall’altro, il nuovo procedimento di intimazione rischia di trasformare il diritto di credito in un automatismo, senza un controllo preliminare di un giudice terzo, trasferendo la decisione in capo all’avvocato di parte, che chissà se rispetterà sempre la necessaria e imparziale verifica dei requisiti, ovvero opererà in maniera automatica e strumentale, venendo meno ai suoi valori etici e deontologici.

Il termine di 40 giorni per proporre opposizione è poi considerato da molti esperti troppo breve, soprattutto per i debitori non assistiti da legali, quelli quindi più deboli.  In mancanza di opposizione, infatti, l’intimazione diventa titolo esecutivo, con effetti potenzialmente devastanti per chi ignora o sottovaluta la notifica. Un sistema rapido, certo, ma che può comprimere il diritto di difesa e favorire l’uso “seriale” dello strumento da parte di operatori professionali del credito.

Il nuovo ruolo dell’avvocato tra potere e responsabilità

Il DDL 978 assegna all’avvocato del creditore un compito inedito, non solo difendere, ma certificare la validità del credito prima ancora che il giudice intervenga. Un potere che comporta responsabilità civili e disciplinari precise, sancite dal nuovo art. 656-ter del Codice di procedura civile.

Il legale dovrà quindi:

  • verificare con rigore la prova scritta e la certezza del credito;
  • accertare che non vi siano condizioni sospensive o contestazioni pendenti;
  • quantificare correttamente capitale, interessi e spese;
  • informare chiaramente il debitore che l’atto non proviene da un giudice ma da una parte privata;
  • documentare ogni passaggio del proprio operato per evitare contestazioni successive.

In caso di errori, leggerezza o abusi, l’avvocato potrà essere chiamato a rispondere civilmente per i danni e disciplinarmente davanti al Consiglio dell’Ordine. La norma richiama così l’esigenza di un uso etico e prudente dello strumento, fondato su trasparenza, correttezza e responsabilità professionale.

Come osservano diversi esperti forensi, l’avvocato sarà chiamato a esercitare “una funzione di legalità privata”, in cui la velocità deve sempre restare subordinata alla verità e alla correttezza.

Una riforma da accompagnare con cautela

Il rafforzamento del Giudice di Pace può essere una grande occasione per rendere la giustizia più efficiente e accessibile. Ma senza un adeguato investimento su organici, infrastrutture e formazione, la riforma rischia di produrre l’effetto opposto, spostare l’ingorgo giudiziario da un piano all’altro.

Allo stesso modo, l’introduzione di nuovi strumenti “rapidi” come l’intimazione di pagamento deve andare di pari passo con controlli rigorosi e tutele per il cittadino, per evitare che la semplificazione si traduca in arbitrio.

In definitiva, la direzione è quella giusta, una giustizia più snella e di prossimità, ma la velocità non può diventare un valore assoluto. Come sempre, la sfida sarà trovare il punto d’equilibrio tra efficienza e garanzia dei diritti.

Cosa cambia dal 30 giugno 2026

Tipo di causaCompetenza attuale (dal 1° marzo 2023)Competenza futura (dal 30 giugno 2026)
Beni mobili€ 10.000€ 30.000
Danni da circolazione di veicoli e natanti€ 25.000€ 50.000

Altre novità previste dal DDL 978/2025 (in discussione e di prossima emanazione)

Introduzione dell’intimazione di pagamento emessa direttamente dall’avvocato.
Termine di 40 giorni per il pagamento o l’opposizione del debitore.
Responsabilità civile e disciplinare del legale in caso di errori.
Esclusione dei crediti bancari e finanziari.
Possibilità di rendere esecutivo l’atto in assenza di opposizione.

Alcuni giuristi parlano di una “privatizzazione della giustizia civile” con il potere di decidere se un credito è legittimo che verrebbe, almeno in prima battuta, spostato dalle aule di tribunale agli studi legali. Il rischio, secondo i più critici, è quello di ridurre le garanzie di difesa, soprattutto per i debitori meno tutelati o meno informati.

Ci auguriamo che in fase di discussione del DDL, tutte le criticità possano essere prese in considerazione, e tutti gli strumenti utili ad un efficace e corretto utilizzo del nuovo istituto siano stati previsti e introdotti, non ultimi la formazione ed i controlli sull’applicazione nonché le dotazioni finanziarie.

Ancora una volta, come per i commercialisti con la digitalizzazione del sistema fiscale e del mondo delle imprese, si chiede aiuto alle professioni, in questo caso gli avvocati, per migliorare il sistema Italia. Come per i commercialisti anche per gli avvocati, di questo grande contributo e sforzo lo Stato non riconosce alcun beneficio/corrispettivo/gratificazione. Ci auguriamo che almeno la formazione per una corretta applicazione del nuovo istituto passi attraverso un percorso gratuito organizzato dalle strutture giudiziarie dello Stato.

Dott. Mirco Arcangeli Comm.sta in Catania e Milano

Website www.mircoarcangeli.com

Scrivi a: info@mircoarcangeli.com

Questo articolo è stato scritto con l’ausilio dell’intelligenza artificiale Chat GPT